COMUNE DI CLAUT

Nel cielo di Claut domina l’aquila reale, lungo i pendii si rincorrono cervi, camosci e stambecchi. La natura, selvaggia e dolce, offre mille suggestioni in tutte le stagioni, nei sentieri per raggiungere a piedi o in bicicletta silenziosi rifugi immersi nei boschi.

Claut è il comune più esteso della provincia di Pordenone e punto di partenza di escursioni verso luoghi ameni e incontaminati, dalle sorgenti del cellina al Rifugio Pussa fino alla cascata del Rio di Casavento, dove è possibile osservare impronte di dinosauro risalenti a 215 milioni di anni fa.

Caratteristiche le case del borgo, tutte in pietra rustica con le facciate arricchite da portici e logge e con la caratteristica “porta della neve”, un ingresso costruito al piano superiore nel caso la neve blocchi la porta d’accesso. Nel locale Museo della Casa Clautana, si possono ammirare alcuni utensili e manufatti di artigianato tipico quali gli oggetti in legno venduti dalle sedonere e gli scarpèth.

Meta di sportivi, amanti del curling e della canoa, il paese ospita lo Stadio del Ghiaccio e l’Ice Park, un’alta torre di ghiaccio che si può scalare in arrampicata usando piccozze e ramponi.

 

Storia

Pochi paesi come Claut, pur vantando origini antiche, sono stati prigionieri per tanto tempo di una valle, la valle del Cellina (e Claut deriva proprio dal latino clauditu, che significa luogo chiuso).

Dall’anno 924 infatti, quando la “villa quae vocatur Clauto” è citata in un atto di donazione all’Abazia di Sesto al Reghena da parte della contessa longobarda Imeltrude.

Fino al 1911-13, un unico, sperduto e pericoloso sentiero collegava Claut, passando per Barcis e Andreis, alla pianura friulana, da una parte, e per Cimolais ed Erto-Casso andava a strapiombare nella valle del Piave. Questi paesi però esistevano da molto tempo prima, riuscendo a sopravvivere in un ambiente così aspro e fuori dal mondo, grazie alla caccia, alla pesca e a quel poco di agricoltura di montagna, alla pastorizia e allo sfruttamento dei boschi che più avant, si trasformò in commercio con la Repubblica di Venezia mediante la fluitazione e un sistema di stue, piccole dighe in tronchi che ne agevolavano il deflusso verso valle.

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